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Vendredi 9 mai 2008




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MILANO - In pochi se l'aspettavano, ma è uno di que­gli eventi che appaiono logici solo dopo. Lunedì sera Simon Johnson, capoeconomista del Fondo monetario Internaziona­le, ha fatto sapere che tornerà all'università dopo appena un anno a Washington.

Due giorni prima 13 Paesi asiatici avevano mosso un al­tro passo verso un divorzio di fatto dall'Fmi, annunciando una riserva autonoma di liqui­dità da 80 miliardi. Due setti­mane prima invece Johnson aveva toccato nervi scoperti per il governo di Roma, con previsioni di crescita riscritte drasticamente al ribasso. Mise­ria e nobiltà, il potere del Fon­do di imbarazzare e il rischio che corre di divenire irrilevan­te nella globalizzazione, convi­vono da prima che Dominique Strauss-Kahn ne prendesse la guida sei mesi fa.

Sconfitto alle primarie socia­liste per l'Eliseo, il francese fu spinto all'Fmi da Nicolas Sarkozy(?)  che in lui vede un po­tenziale rivale da tenere a di­stanza. Ma Strauss-Kahn non da segni di prendere Washin­gton per un confine delle sue ambizioni. Le dimissioni di Johnson ne hanno dato l'ulti­mo segno: un'ora dopo quel­l'annuncio, il profilo del proba­bile nuovo direttore del Diparti­mento ricerca appariva già ben definito. «Mi è stato chiesto se sia interessato a fare domanda per quel posto e ho risposto che potrei esserlo», notava già lunedì sera Olivier Blanchard. Di per sé è una novità: francese ma dall'82 al dipartimento di economia del Massachusetts Institute of Technology. Blan chard ha ricevuto negli anni ve­ri inviti a trasferirsi all'Fmi. Aveva sempre declinato.

Ora invece Strauss-Kahn sembra averlo convinto a can­didarsi a quel ruolo da sempre riservato a un economista di un'università Usa. C'entra che i due condividono il passaporto e molte convinzioni; nel '97-'98 ministro dell'Economia socialista Strauss-Kahn, consi derato la bandiera dell'ala riformatrice; membro del Consiglio d'analisi economica di Matignon a partire proprio da que­gli anni Blanchard, tuttora com­mentatore per il quotidiano gauchiste «Libération». Se la sua nomina passasse, facile dunque prevedere conseguen­ze. NelI'Fmi si creerebbe l'intri­gante coabitazione di un diret­tore generale e di un capoec o nomista venuti dalla sinistra francese con un vicedirettore generale americano e visceral­mente repubblicano come John Lipsky.

Ma più rilevanti sono le scel­te di merito. Blanchard ad esempio non apprezza la scar­sa disposizione degli europei al lavoro e ne dimostra le conse­guenze nefaste sul potere d'ac­quisto. Né ha remore nel denunciare la «frattura sociale fra chi ha il posto fìsso e gli altri», i giovani a tempo determinato: ma lo fa per proporre un con­tratto unico che dia «più prote­zione via via che un dipenden­te resta in azienda». Anche sui salari taglia corto: «Non è di si­nistra pensare che l'aumento del salario minimo non abbia impatti negativi sull'occupazio­ne». Se una semplice stima rivi­sta al ribasso da Johnson può infastidire un governo in Euro­pa, l'Fmi alla francese di Strauss-Kahn e Blanchard non ha finito di far parlare di sé.

 


 


 



par Pancho Villa publié dans : Echecs
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